Simone Riccioni: La mia seconda volta, la forza di un piccolo film

simone riccioni

Visto recentemente in Che Dio ci aiuti, celebre serie televisiva trasmessa su RAI1, Simone Riccioni è pronto per tornare sul grande schermo nella duplice veste di attore e produttore, dopo due anni dal precedente Tiro Libero di Alessandro Valori. La mia seconda volta, film di Alberto Gelpi di cui è protagonista, è una storia di lotta e di speranza che riflette su un problema estremamente attuale come quello della droga. Reduce da un ottimo riscontro di pubblico, il film si ispira a vicende realmente accadute che, come racconta lo stesso Riccioni a Fabrique, hanno coinvolto in prima persona la scrittrice nonché amica Giorgia Benusiglio: «Diciassette anni fa, Giorgia fece l’errore di assumere mezza pasticca di ecstasy, pensando che non potesse capitarle nulla di male. Quella piccolissima quantità di droga le ha invece provocato una necrosi al fegato, che ha reso necessario un trapianto che le ha letteralmente salvato la vita. Da questa esperienza, è nata l’idea de La mia seconda volta».

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Q La mia seconda volta è un piccolo film indipendente, di cui sei anche produttore. È stato difficile realizzarlo?

A Abbastanza. Una volta capita la storia che volevamo raccontare, dovevamo trovare un modo per produrla! Siamo partiti senza soldi, ma io sono un po’ pazzo e non mi sono arreso: ho comunque iniziato i provini, trovando attori determinati a far parte del progetto non per soldi o per fama, ma solo perché credevano in ciò che volevamo raccontare. Io e il co-produttore Alessandro Riccardi siamo poi riusciti a finanziarlo, ma non è stato per nulla semplice. Quando lavori in una produzione di questo tipo, qualsiasi inconveniente può rappresentare un problema quasi insormontabile. Ciononostante, credo che ne sia valsa la pena: abbiamo realizzato un lungometraggio poetico, fatto di gente che ha creduto anzitutto a un sogno.

Q Dopo diverse commedie e storie d’amore, ora interpreti un ruolo drammatico. Come è stato confrontarsi con questo nuovo personaggio?

A Non te lo nego, non è stato facile interpretarlo. Io vesto i panni di Davide, il fratello maggiore di Giorgia, la ragazza che rischia di morire per colpa di una pastiglia di ecstasy. Lui è molto diverso da me, perché è sempre estremamente rigido e, nonostante abbia un sogno, non sembra così determinato a realizzarlo. Al contrario, io mi reputo una persona molto solare e accogliente, oltre che risoluta. Per incarnare al meglio Davide, ho quindi cercato di confrontarmi il più possibile con Giorgia Benusiglio, nel tentativo di capire la sofferenza e il dolore che ha vissuto, così da potermi immergere in questa differente realtà.

Q Questo è il tuo terzo lungometraggio da produttore. È stato difficile far coesistere questa realtà con la recitazione?

A Nella vita tutto è o può essere difficile. Sono però dell’idea che gli ostacoli vadano sempre superati ed è quello che ho fatto nel momento in cui ho deciso di intraprendere questa strada. Avrei potuto semplicemente aspettare che qualcuno mi chiamasse per interpretare un ruolo, ma ho preferito buttarmi, unendo il mestiere dell’attore con quello del produttore. Ho iniziato con Come saltano i pesci, seguito da Tiro libero e poi appunto da La mia seconda volta… Ho però ancora tante storie in mentre che vorrei raccontare!

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Q In occasione dell’uscita del film, si stanno svolgendo alcune proiezioni alla presenza di studenti provenienti da tutta Italia.

A Insieme a Giorgia Benusiglio abbiamo deciso di organizzare degli incontri mattutini dedicati alle scuole, dove abbiamo presenziato anche noi attori. Abbiamo avuto un ottimo riscontro: in queste settimane il film sarà visto da circa 70.000 studenti, iscritti a 360 istituti. Rivolgerci a loro è stato naturale: con La mia seconda volta volevamo infatti che arrivasse un messaggio di prevenzione ai giovani, che gli permettesse di comprendere i rischi della droga e di capire liberamente perché non devono utilizzarla.

Q Come sono stati i momenti di discussioni che hanno seguito le proiezioni?

A Bellissimi! Sono rimasto colpito dall’interesse e dalla curiosità che il film ha suscitato: ad ogni matinée, ci sono state tantissime domande sulla droga e sui problemi che può causare. A stupirli è stato soprattutto il fatto che la storia raccontata sia vera: tutti sanno che le droghe fanno male, ma spesso non badiamo al fatto che possano condurre addirittura alla morte. La domanda che ritorna ogni volta e che più mi ha colpito però è stata: “Di chi è la colpa?”. Non credo si possa darle una risposta, ma già il fatto che se la pongano credo sia bellissimo.

Q E per il futuro?

A Relativamente a La mia seconda volta preferisco non fare previsioni! Tuttavia, è in sala da giovedì 21 marzo, speriamo che la gente possa apprezzarlo e aiutarlo con il passaparola, dato che è un piccolo film che può vivere principalmente grazie al pubblico. Per quanto mi riguarda, sto lavorando anche ad altri progetti, tra cui un musical nelle vesti di produttore e un film internazionale diretto sempre da Alberto Gelpi, nel quale recito accanto a Christopher Lambert.