Loro 2, il film che ci scuoterà come un terremoto

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In bene o in male, quando torna al cinema Paolo Sorrentino riesce sempre a far discutere e a scaldar gli animi. Che si tratti dei detrattori più corrosivi o degli aficionados più mielosi. Stavolta più che mai le coscienze si sentono messe a scacco. Abbiamo finalmente completato la visione di questa lunga allegoria su Berlusconi con Loro 2 e, come nel primo tempo (o film se preferite), contrastanti emozioni si sono rincorse al pari delle scene formalmente trionfanti ma metaforicamente stratificate come una torta setteveli che si stampa prepotentemente sul palato. E da qualunque parte stiate, si tratta del completamento di un geniale film commerciale ben vestito e impomatato da film d’arte.

Quasi tutta la vicenda del presidente senza aziende (conflitto d’interessi docet) continua a svolgersi nella sua villa in Sardegna, che il regista elegge a non-luogo cinematografico per farne la sua tavolozza più malleabile. Tutto si svolge intorno alla crisi matrimoniale e alla nuova trovata di portare all’opposizione 6 senatori della maggioranza per tornare in sella al governo. Satellite narrativo parecchio ridimensionato invece il Riccardo Scamarcio faccendiere dalle escort facili. Elena Sofia Ricci, dal canto suo, con una Veronica Lario sfaccettatissima, spezza le catene della depressione col divorzio. Intorno a lei Sorrentino costruisce il personaggio non solo migliore, ma meglio equilibrato tra metafora e copione con dialoghi fulminanti e incontrovertibili contro il marito. Grande connubio di teatralità in parole e immagini.

A questo proposito non viene abbandonata la strada dell’allegoria teatrale coltivata in punta di lattice da Toni Servillo, che fa turbinare al meglio il suo Silvio oratore proprio contro Veronica. Addirittura, in una lunga telefonata notturna da finto venditore immobiliare, l’attore abbandona per un po’ la parlata milanese astraendosi dalla cadenza berlusconiana. “L’altruismo è il miglior modo per essere egoisti”: si lascia sfuggire in un altro momento, forse una chiave di lettura anche per l’interpretazione a volte personalistica di Servillo. D’altro canto, ad esser detrattori, si potrebbero interpretare le debolezze nella cadenza milanese come un limite attoriale frutto di un mancato studio sul personaggio e farne un’accusa. Pure su questo si discuterà non poco. Ma viva Dio quando un film scuote gli animi e scontra le opinioni. Nel bene o nel male significa energia che viene trasmessa al pubblico, quindi ricircolo delle emozioni.

La deriva morale di Loro resta comunque la nostra per un motivo molto semplice. Come nel primo tempo, è e sarà una buona percentuale di pubblico ad aver votato almeno una volta quel politico. Il senso di colpa dello spettatore non è solo sordo, ma silenzioso e imbarazzato, nell’aver permesso, in democrazia, un certo piegarsi degli eventi col proprio piccolo voto. Che quel voto sia stato convinto, svogliato, sognante, innamorato di speranze o chissà cos’altro, quel Loro non siamo direttamente Noi, è vero, perché si tratta di una élite. Ma solo indirettamente e in parte sì, quella è una nostra essenza che forma l’ethos del popolo italiano negli ultimi decenni: lo sfrenato desiderio che Sorrentino, come un profumiere, ha estratto da pile di cronaca per la sua nuova fragranza cinematografica.

In mezzo c’infila note anche comiche. Stempera il trailer tv di Congo Diana, una strampalata serie da Canale Cinque che sembra fare affettuosamente il verso a Boris. Rimangono salace punteggiatura le scenette sul servitore calvo che si comporta come un riservato Alfred con il suo Batman. Farebbe sorridere anche la coreografia sempliciotta del Menomale che Silvio c’è con le escort. Ma ovunque si rida o si ridacchi, ci è sempre riservato un angolo imbevuto di vergogna. Poi si arriva a toccare anche la tragedia assoluta tirando in ballo il terremoto del 6 aprile 2009 che distrusse L’Aquila. Anche qui un paio di sorrisi inaspettati di cui non sveleremo i dettagli ci vengono pizzicati dall’istrione Silvio/Servillo. Ma la via, in questo frangente, tra macerie e facce tramortite è quella del dolore. Più omaggio o speculazione narrativa? Al pubblico l’ardua sentenza.

Merito dell’autore napoletano è il raccontare, immaginandolo, il midollo più umano, ridicolo e colpevole della storia di uomo potente astraendolo dal tempo e rinfilandocelo come un ago arzigogolato di significati. Ma il tempo, quello vero, è tiranno, e la scelta di tema e personaggio pesano oggi come piombo sulle sue spalle. Ma Sorrentino si conferma un artista nel forgiarne leggere farfalle. Come per Il divo, il futuro senza il vero protagonista (scevri dal volergliene) sarà il vero orizzonte di una comprensione sedimentata di Loro.