Francesco Di Napoli. Adrenalina

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Con un film di successo alle spalle e una serie in arrivo, Francesco non è solo un ragazzo napoletano ed è pronto a dimostrarlo. Come? Grazie a Matteo Rovere, al protolatino e a un pizzico di adrenalina.

Diciotto anni appena compiuti, un volto giovane e una gran voglia di sfondare. Francesco Di Napoli, classe 2001, non è solo un normale adolescente come tanti, ma è l’attore rivelazione della stagione cinematografica appena conclusa. Il suo Nicola, ragazzo difficile della Napoli criminale nata dalla penna di Roberto Saviano, è infatti l’assoluto protagonista de La paranza dei bambini, acclamato lungometraggio di Claudio Giovannesi presentato all’ultima edizione del Festival di Berlino. Un solo ruolo dunque, più un altro in arrivo (Romulus di Matteo Rovere vi dice qualcosa?), che ha catapultato un ragazzo in un mondo che, almeno all’inizio, sembrava irraggiungibile: «Non ho mai realmente pensato di poter fare l’attore. Ho lasciato la scuola molto giovane, anche a causa di una serie di problemi economici, e ho iniziato subito a lavorare, prima come barbiere e poi come pasticcere. Non mi sentivo davvero realizzato, ma per fortuna la mia vita è cambiata improvvisamente».

Q Grazie a La paranza dei bambini, immagino…

A Esatto! Un giorno mio cugino mi disse che certe persone che fanno film avevano visto una nostra fotografia e desideravano conoscermi. Chiaramente per me è stata una sorpresa. Non sapevo esattamente di cosa si trattasse, ma avevo capito che il film avrebbe raccontato una storia ambientata a Napoli e sarebbe stato interpretato da ragazzi come me. Sono sincero, all’inizio non volevo nemmeno provarci. Al primo provino non mi sono proprio presentato! Loro però hanno insistito e hanno continuato a insistere fino a quando ho ceduto. Sono davvero felice di averlo fatto… Ora la mia passione è questa e non desidero fare nient’altro.

Q Nicola, il personaggio che hai interpretato, è un adolescente napoletano, proprio come te. Hai qualcosa in comune con lui?

A Fin da subito, mi sono ritrovato nella sua umanità. L’affetto che prova per il fratellino e per la madre è simile al legame che ho con la mia famiglia, per la quale farei di tutto. Lo stesso vale per gli amici: come Nicola, anche io mi sacrificherei per le persone a cui voglio bene e che mi sono accanto nella vita di tutti i giorni. A parte questo, siamo molto diversi: rispetto a lui, sono sempre stato un ragazzo dedito al lavoro e non ho mai avuto mire di potere. Certo, la realtà raccontata nella Paranza l’ho vista, come del resto chiunque viva a Napoli, ma non mi appartiene.

Q Come ti sei preparato per questo ruolo?

A Recitare mi è venuto spontaneo, quindi anche immedesimarmi con Nicola è stato naturale. Il fatto che le vicende fossero ambientate a Napoli ha ovviamente facilitato il processo: io e i miei colleghi, essendo tutti partenopei, avevamo già degli atteggiamenti e dei modi di fare tipici della nostra città, che abbiamo riproposto nel corso delle riprese. Ovviamente, durante la preparazione due coach ci hanno aiutato, in particolare a combattere la vergogna che provavamo reciprocamente. Ad esempio, con Viviana Aprea, che nel film interpreta la mia fidanzata, abbiamo lavorato sul contatto, fisico ed emotivo, così da poter risultare verosimili sullo schermo.

Q Ti si potrebbe definire un attore venuto dalla strada, dato che non hai avuto esperienza prima della Paranza. Eri intimorito?

A In realtà, non ho avuto paura. Così come con la recitazione, ho sempre sentito molto naturale quello che facevo. Ovviamente i primi giorni sul set non sono stati facilissimi, perché era un mondo completamente nuovo per me, ma a poco a poco mi ci sono abituato. Porto nel cuore ogni singolo giorno e soprattutto ogni singola persona. Claudio Giovannesi è stato come un padre, ha creduto in me, mi ha aiutato e mi ha permesso di essere dove sono ora. Con molti colleghi, invece, ho stretto un’amicizia che dura tutt’oggi: non lavoravamo solo, ci divertivamo! Il momento più bello credo però sia stato il Festival di Berlino: anche mia madre era con me e non riesco a descrivere l’emozione che ho provato in quei giorni.

Q Roberto Saviano ha scritto un secondo romanzo: Bacio feroce. Ti piacerebbe tornare a vestire i panni di Nicola?

A Tanti ragazzi mi hanno detto e mi dicono tutt’oggi che vorrebbero un secondo film. Da un lato sarebbe bellissimo poterlo fare, ma secondo me la fine della Paranza è perfetta esattamente così come è, perché è contemporaneamente una conclusione e una sospensione, che suggerisce allo spettatore determinate cose pur non mostrandole direttamente.

Q In poco più di un anno sei passato dalla pasticceria al mondo del cinema. Quanto è cambiata la tua vita dopo l’uscita del film?

A Tantissimo. Quando facevo il pasticcere, ogni giorno mi alzavo prima dell’alba, tornavo a casa nel tardo pomeriggio e andavo quasi subito a dormire, perché il giorno successivo avrei dovuto fare lo stesso. Mi piaceva il mestiere, ma non ero davvero felice. Con la Paranza e soprattutto dopo la sua uscita in sala, ho capito ciò che voglio realmente fare e adesso sto tentando di sfruttare al massimo l’occasione che mi è stata data. Per ora, a Napoli qualcuno ha iniziato a riconoscermi: è strano ma anche bello. Credo che la forza del cinema stia proprio nel suo pubblico ed è gratificante avere qualche fan che mi supporta.

Q Adesso stai per affrontare un nuovo progetto: Romulus di Matteo Rovere.

A Questa è una grandissima sfida. Voglio dimostrare a me stesso e a chi mi circonda che non so interpretare sempre e solo il napoletano. Essere tra i protagonisti di questa serie per me significa fare realmente l’attore. Sto studiando il protolatino, sto cercando di creare un personaggio, mi sto preparando per essere una persona totalmente diversa da quella che sono. È dura, non lo nego, ma ne vale la pena, perché è un progetto epico. Non so se avrò altre occasioni di questo tipo, quindi voglio sfruttare pienamente le mie possibilità. Ho un’adrenalina in corpo come mai prima d’ora, non vedo l’ora di girare. Sto davvero a mille!

Q E se potessi sognare, con chi ti piacerebbe lavorare?

A In Italia, il mio preferito attualmente è Alessandro Borghi. Per me è l’attore dell’anno, fare un film con lui sarebbe davvero un sogno. Poi Pierfrancesco Favino e Riccardo Scamarcio, oltre ad alcuni interpreti americani che mi vergogno a dire. Credo ci voglia tempo, per ora mi sto impegnando e continuerò a impegnarmi al massimo per realizzare i miei obiettivi!