Non chiamatelo youtuber

Ph: Roberta Krasnig.

Sul web batte ancora la concorrenza nonostante sia uno dei più longevi youtuber italiani: Claudio di Biagio è tra quei pochi che hanno contribuito a dare forma all’intrattenimento online in Italia, ma lui ci tiene che sia ben chiaro: non chiamatelo soltanto youtuber.

Questa non è la solita intervista al personaggio del web. Conosco Claudio da un po’, e da quando ci siamo incontrati tra di noi è nata una bella amicizia e soprattutto una solida intesa professionale. Per questo quando Fabrique mi ha contattato per intervistare proprio lui, subito è nata l’idea di immaginare qualcosa di assolutamente non ingessato, sul tipo: due chiacchiere con il mio amico Claudio.

Anzitutto partiamo con le cose importanti: l’idea è di fare tappa in un buon ristorante di vera cucina romana, e dopo una lunga sessione di brainstorming, trovato il posto che fa per noi arriviamo e però lo troviamo chiuso, ripiegando quindi mestamente su una pizzeria a taglio. E mentre ci scaldano la pizza mi rendo conto che c’è una domanda che non gli avevo mai fatto.

Perché hai deciso di fare lo youtuber?

Ho sempre avuto la passione per il cinema, anzi, io ho sempre saputo di voler fare il regista. Youtube è un altro mezzo per esprimere lo stesso talento. E allora mi ci sono buttato, ho costruito negli anni un percorso personale, a volte in modo anche irrazionale, scoprendo cosa piaceva a me e al pubblico di video.

Ecco, questa è la cosa di te che mi ha colpito da subito, il desiderio di fare cinema, nel senso pratico del termine.

Il web mi ha sicuramente aiutato in questo. Se da una parte fare i video per internet non ti forma necessariamente alla tecnica del cinema, dall’altra mantiene viva quella parte ludica che si diverte a emozionare, a strappare una risata.

Tu però, anche se non hai mai smesso di fare video, sei passato molto presto a progetti più impegnativi: penso a Freaks, che è una delle prime webserie italiane, ma anche al cinema. 

Da autodidatta mi sono subito ritrovato a lavorare con professionisti che ne sapevano sempre più di me. A capire presto magari rispetto ad altri youtubers il valore del lavoro di squadra. In questo senso io dico sempre che sono il meno bravo di tutti.

Cosa hai pensato il primo giorno di vero set della tua vita?

Mi ricordo che eravamo sul set insieme a Matteo [un altro youtuber famoso, conosciuto sul web come Canesecco]; lui è spesso il mio direttore della fotografia, e come abbiamo battuto il primo ciak non riuscivamo a trattenere le risate perché c’era tantissima gente, una troupe vera, non eravamo per niente abituati a tutte quelle persone. Poi abbiamo imparato.

Anche perché poi si è mosso tutto molto velocemente.

Beh sì, Freaks è stato un gioco anche d’astuzia per costruire la mia credibilità e dare al pubblico di ragazzi che mi seguono una serie moderna che avesse nel cast oltre a me anche altre star di Youtube. Ed è stato un successo. Poi c’è stata la regia di Andare via per RAI Cinema e poi Dylan Dog – vittima degli eventi che ho creato insieme a Luca [Vecchi, dei The Pills].

Ed è stato proprio mentre lavoravi a Dylan Dog che abbiamo iniziato a collaborare, mi ricordo che in quei giorni eri frenetico .

Sì, Dylan Dog è stato un progetto molto ambizioso, mi ha portato via tantissime energie. Però mi ero sempre detto che sarei diventato un regista e che avrei fatto un film sull’indagatore dell’incubo, e sono contento di aver avuto questa occasione proprio grazie al pubblico del web che ha sostenuto anche economicamente il progetto. È stato il loro aiuto a farmi andare avanti nonostante tutte le difficoltà.

E dire che all’inizio io avevo paura di trovarmi di fronte una primadonna del web, invece mi ha colpito proprio la tua immediatezza. E poi, da sceneggiatore devo dire (perché è sempre più raro) che il fatto che dopo la fase di ideazione tu non voglia entrare nello specifico della scrittura mi ha colpito molto.

Su questo ho una visione precisa. Credo moltissimo nel lavoro di squadra, come ti dicevo, proprio perché ho visto con i miei occhi come un progetto migliora quando ognuno aggiunge qualcosa di suo. Piuttosto cerco di scegliermi con cura le persone con cui lavorare. Il regista è un creativo, un leader, lo sceneggiatore è un matematico oltre che un autore, i due ruoli si completano ma sono due mondi diversi.

In effetti lavorando insieme a te mi sono reso conto che fai molta attenzione a scegliere la tua “squadra”. Ti è mai capitato che fosse difficile farti prendere sul serio, venendo dal mondo di Youtube?

Ognuno fa il proprio percorso, chi è convinto che convincere un pubblico a guardare i propri video di Youtube sia più facile che convincere un produttore a produrre il proprio film, non è una persona di cui mi interessa avere il rispetto. Per fortuna, rispetto ad altri che vengono dal web io sono tra quelli che ha costruito maggiormente la propria serietà. Ormai quando mi chiamano per un progetto, per capirci, non è perché sono la gallina dalle uova d’oro, ma per la qualità di quello che faccio.

Questo è un pensiero fisso che hai, salta sempre fuori quando parliamo: il tuo pubblico è per te importantissimo, hai un grandissimo rispetto di chi ti segue e cerchi di dargli sempre il meglio di quello che fai.

Intanto c’è da dire che per come ho impostato il mio canale, più che un pubblico ho costruito una community. Spesso li incontro, cerco da anni di conoscerli tutti, andando in giro per l’Italia [con la sua Clio scassata]. Poi sul web spesso capita che attraverso un video si apra un dibattito: per esempio quando ho caricato il video su Still Alice abbiamo parlato di Alzheimer. Mi seguono da quando ho iniziato, sono la mia forza, e sono tanti: quasi 200mila iscritti su Youtube, 100mila su Facebook, 71mila su Twitter e 60mila su Instagram: sto in fissa!

Oh! Sto in fissa! Visto che l’hai detto, mi spieghi una volta per tutte questo “sto in fissa”?

È il mio motto, ma è una filosofia specifica. Serve a non scordarmi mai che bisogna stare un po’ più in fissa con le cose quando si fa questo mestiere, perché ci sono tante delusioni, sempre tanti ostacoli da superare. E allora non bisogna voler fare una bella cosa, bisogna proprio starci in fissa! E poi, è fanciullesco, nel senso migliore del termine. È quel modo genuino che abbiamo da ragazzini, di appassionarci, emozionarci. E che non dobbiamo mai perdere.

Con cosa stai in fissa in questo periodo?

Sto entrando nel trip dei fumetti: volevo espandere il mio universo narrativo, lavorare sul transmedia storytelling. E poi sto facendo il “Pensavo meglio Show” anche insieme ai Cool and the Game, gli Zero, Canesecco, Adriano Santucci e altre capocce spostate come la mia e mi sta dando delle belle soddisfazioni, perché in fondo Youtube sta andando nella direzione del live, e invece noi il live lo facciamo sul serio! Sono totalmente convinto di essere portato, e il mio pubblico come me, per un audiovisivo d’impatto, di genere, vorrei avere questo tipo di possibilità di direzione ed espressione artistica, vediamo chi si fa avanti.