Giacomo Boeri, gli adulti da soli non capiscono niente

giacomo boeri

Le storie di Giacomo Boeri spaziano dal ritratto di un borghese di mezz’età che paga cara l’incursione nei social del figlio, ai giardinieri volanti del Bosco Verticale, a una donna solitaria con la passione per la tassidermia. La sua forza creativa trova l’equilibro nel perfetto incastro tra un’estetica curatissima e una narrazione mai scontata.

Classe 1986, Giacomo Boeri studia Cinema alla New York Film Academy e alla London Film School e nel 2012 fonda The Blink Fish per cui scrive e dirige corti, documentari e spot per brand famosi. Con il suo divertente e tragico Pater familias (qui il trailer ufficiale) ha vinto il premio RAI Channel al Festival del Cinema di Roma: un cortometraggio dramedy che racconta i social network da un punto di vista differente e si prende gioco delle ipocrisie di un padre di famiglia apparentemente irreprensibile.

giacomo boeri

Q Dopo aver studiato a New York e a Londra, sei tornato a Milano e hai fondato la Blink Fish, che si occupa sia di pubblicità che di cinema. Come gestisci le due anime del progetto?

A Ho deciso di fondare la società perché, stando su Milano, l’ambito pubblicitario è quello più immediato, mentre il cinema va meno ed è difficile lavorare su aspetti narrativi, da autore indipendente venivo sballottato tra le case di produzione. Inoltre, mi è sempre piaciuta tutta la parte creativa precedente mentre, come regista, si arriva sempre quando è finita. Volevo, insomma, entrare in gioco da prima. Facciamo cose di vario genere (come ADV, fashion film e video, musicali), ma abbiamo tutti la passione del cinema. Il nostro obiettivo è quello di autoprodurre ogni anno un documentario o un cortometraggio, qualcosa di più personale; per ora ci stiamo riuscendo ed è la cosa che più ci dà soddisfazione.

Q Il pater familias che descrivi è grottesco, si veste con le t-shirt del figlio e nasconde le rughe dietro una maschera da wrestler per chattare con una ragazzina. Augusto incarna le ipocrisie di un borghese inappuntabile solo in apparenza. Perché hai scelto proprio questa storia?

A Volevo raccontare i social network e il virtuale attraverso una prospettiva particolare, quella di un uomo di cinquant’anni. Mi interessava mostrare come la sua generazione, che non è nata con i social e che in un certo senso li ha subiti, a volte si ritrovi a usarli in modo ingenuo o improprio. In ogni caso scelgo spesso di lavorare a storie molto diverse tra loro: inizialmente mi preoccupava, poiché in pubblicità occuparsi di generi diversi è considerato poco fruttuoso. Molti mi dicevano di sceglierne uno e specializzarmi in quello, ma per me non funziona affatto. Ho capito che mi piace variare e lo trovo vantaggioso, cambiando continuamente ti porti dietro temi e strumenti che gli altri non hanno e riesci a creare cose nuove, dando vita a commistioni positive.

Q Parlami della realizzazione di questo corto dramedy. Hai degli aneddoti dal set da raccontare?

A La realizzazione è stata molto bella, nonostante le ristrettezze del budget: abbiamo girato tutto in un giorno e non è stato facile. Il povero Mauro Negri [il protagonista, ndr] si è dovuto lanciare più volte all’interno della vasca da bagno. Nonostante cuscini e precauzioni, il rischio di farsi male era altissimo! Inoltre, una settimana prima di girare, era stabilito di fare le foto alla ragazza coprotagonista, quelle di nudo che lei manda ad Augusto nel corto. Abbiamo chiamato l’attrice in studio ma è stato imbarazzante, io ero impacciato e le foto non venivano bene. A un certo punto, mi ha chiesto di lasciarla da sola, così poteva scattarle con il cellulare, e in cinque minuti si è fatta duecento foto perfette. Questo ti fa capire che, anche se la differenza d’età non è enorme, lei aveva un rapporto diverso con il cellulare, sapeva come fotografarsi, le sue foto la rendevano bellissima, mentre io avevo provato ogni angolazione senza successo.

Q Film nel cassetto?

A Ho due-tre sceneggiature di lungo che sono convinto possano funzionare. Una che parte da Pater familias, ma ne prende solo ispirazione e poi segue un’altra dinamica, molto più ampia. Mentre una seconda idea che mi piace riguarda una storia che si svolge tra una sessantina d’anni, quando la situazione non sarà più sostenibile, la popolazione sarà aumentata in maniera vertiginosa, non ci saranno più le pensioni per sostenere gli anziani (non è poi così lontano dalla realtà…). Serve una soluzione: tutte le persone sopra gli ottanta anni devono morire. Per permettere loro di abbandonare la vita in maniera più dolce, si decide di regalare loro un’ultima lunga crociera durante la quale possono fare tutto quello che vogliono. Un film truce e surreale, una distopia (ancora!) grottesca.