Mokadelic: Sulla mia pelle e il suono straziante dell’Italia contemporanea

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Da A.C.A.B. (All Cops Are Bastards) di Stefano Sollima alla musica apocalittica per Gomorra – La serie, le scelte de Mokadelic non sono mai casuali. Oggi, con la colonna sonora di Sulla mia pelle, ovvero il film-caso di Alessio Cremonini uscito su Netflix, l’impressione è che la direzione sia ancora più chiara: contribuire a raccontare le ferite profonde dell’Italia contemporanea. Maurizio Mazzenga (chitarra) e Cristian Marras (basso), autori della colonna sonora, ci raccontano come la band ha lavorato sulle tracce musicali del film che racconta gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi.

Sulla mia pelle

Q Come nasce la collaborazione tra Mokadelic e Alessio Cremonini?

A Maurizio: La nostra musica, per quanto in alcuni passaggi possa essere lirica o dolce, possiede un’anima profondamente scura, che si adatta bene alla narrazione del degrado dell’Italia contemporanea. Forse è per questa caratteristica che la produzione e Alessio Cremonini si sono avvicinati a noi durante la stesura del film. Appena ricevuta la proposta, ci siamo interrogati su come potesse essere la rappresentazione cinematografica di una storia tanto delicata, che tutti conosciamo: quella di Stefano Cucchi. Con il processo ancora in corso, il progetto di un film era sicuramente coraggioso, ma poteva facilmente scivolare nella retorica. È bastato parlare col regista e leggere la sceneggiatura per convincerci che questo non sarebbe accaduto. Abbiamo incontrato Alessio Cremonini la prima volta in produzione, la seconda volta nel nostro studio. La prima riunione è stata un’opportunità per conoscerci e per apprendere la sua idea iniziale. Dopo che abbiamo letto (e apprezzato molto) la sceneggiatura, in studio abbiamo ascoltato e commentato insieme i provini composti. Quando sono iniziate le riprese, di fronte al girato sono cambiate molte cose. Ma l’impressione iniziale è rimasta la stessa: la musica non doveva agire di contrasto o suggerire qualcos’altro, ma accompagnare le scene in tutto il loro realismo.

A Cristian: A posteriori, possiamo dire di aver fatto un percorso molto coerente, anche se non esisteva un disegno ben preciso. Siamo una band che vive nella contemporaneità. In un certo senso, è questa contemporaneità che ci restituisce spunti e ispirazione, in modi e contesi diversi. Il nostro ruolo, da A.C.A.B. a Gomorra, è stato rendere in sonorità la parte emotiva di un racconto. L’esperienza di Sulla mia pelle è stata particolarmente importante. Quello che oggi si può ascoltare sul film è il risultato di un percorso, di un incontro stilistico.

Q Il film di Alessio Cremonini colpisce per il suo rigore formale, carico di dignità. Come avete scelto di costruire la colonna sonora?

A Maurizio: Questa colonna sonora si distingue in modo netto dai nostri precedenti lavori. Gomorra o A.C.A.B. hanno azione e aggressività, tirata fuori senza filtri. Sulla mia pelle invece è un film che si basa sull’attesa straziante, sulla rabbia trattenuta, sul silenzio forzato. Anche la musica viaggia sugli stessi binari. Dal punto di vista compositivo, come spesso ci accade, i temi nascono quasi tutti durante la lettura della sceneggiatura. Stavolta, seguivano soprattutto le sfumature negli stati d’animo di Stefano Cucchi. Per quanto riguarda l’arrangiamento, il discorso è stato ancora più articolato. La prima visione di alcune scene ci ha fatto capire che ogni suono poteva essere di troppo, che avremmo dovuto spogliare completamente i brani per poi ripartire da lì, dai silenzi. Durante il montaggio abbiamo affinato i dettagli seguendo un processo di sottrazione, da cui deriva l’uso molto misurato dell’elettronica e la preponderanza del pianoforte, per restituire al meglio l’intimità del personaggio.

A Cristian: Alla fine le musiche e le immagini sono coerenti. Rispettano la discrezione, il minimalismo, la mancanza di impatto che è la linea generale del film: non c’è niente che vada a staccare lo spettatore da quello che vive Stefano Cucchi.

sulla mia pelle

Q Sulla mia pelle è stato al centro di un’aspra polemica per via dell’uscita direttamente su una piattaforma streaming, oltre che limitatamente in sala. Nelle vostre composizioni, esiste una differenza netta tra grande e piccolo schermo?

A Maurizio: Al momento della composizione di una colonna sonora ci si estranea da quella che sarà la finale fruizione del film. Conta solo come il suono entri meglio in sinergia con le immagini. Certo, la questione è complessa e il dibattito fa riflettere. Possiamo dire che esiste un’enorme differenza tra la fruizione di un film in sala e quella in ambiente domestico. Nella maggior parte dei casi, il cinema offre una qualità audio e video decisamente superiori rispetto ai dispositivi personali. Di contro, Netflix raggiunge un numero maggiore di persone, ad un prezzo di consumo nettamente più popolare. Questo fa sì che il cinema viva per sempre, perché regala un’esperienza, mentre Netflix ha una natura più effimera, punta sulla quantità ed è legata strettamente alla tecnologia del momento (che diventa facilmente sostituibile e obsoleta). Dal nostro punto di vista, vivere la contemporaneità significa apprezzare serenamente entrambe, come accade da qualche anno anche con la musica: possiamo divorare musica in mp3 da qualsiasi piattaforma ma essere presenti ad un concerto memorabile ci segna in profondità.

Q Nel 2016 è uscito il doppio album Chronicles. Quali sono i vostri prossimi progetti?

A Maurizio: Oltre al cinema, continuiamo anche a comporre e suonare in giro, con l’idea di produrre altri dischi. L’aspetto dei live ci coinvolge in modo particolare. Suoniamo sempre insieme a Andrea Cocchi di Ballardian Video, che cura i visual.

A Cristian: In questo momento stiamo lavorando alla quarta stagione di Gomorra (con qualche novità anche dal punto di vista musicale), a un documentario e continuiamo la nostra attività live. Per il prossimo inverno, ci sono nuove date in programmazione.