Cinema e ambiente: istruzioni per l’uso

cinema sostenibile
Emellie O’Brien sul set di Amazing Spider-Man 2 @Niko Tavernise

Se ne comincia a parlare anche in Italia, ma il green shooting (cinema sostenibile) non è ancora abbastanza conosciuto e praticato dai nostri filmmaker. Fabrique ne ha parlato con un’esperta, Katrin Richthofer, che sull’argomento ha tenuto un’affollata masterclass durante l’ultima edizione del Castello Errante – Residenza Internazionale del Cinema: l’abbiamo raggiunta via skype a Monaco, dove è direttrice della fotografia della Munich Filmschool e coordinatrice amministrativa di Imago-International Federation of Cinematographers.

QKatrin, il green shooting non è ancora molto noto e praticato in Italia. Puoi spiegarci che cos’è e quali sono i punti fondamentali?

AIl green shooting non è altro che un modo di fare cinema più sostenibile; perciò si basa sugli stessi accorgimenti che occorre osservare nella vita di tutti i giorni: tutto ciò che riguarda il muoversi, mangiare, impiegare energia si può fare in modo più o meno ecologico. È una questione di atteggiamento mentale. Detto questo, il primo pilastro di un cinema più sostenibile è ridurre i viaggi in aereo: sappiamo bene che prendere l’aereo è molto costoso in termini ambientali e produce in particolare un grosso inquinamento da CO2. Qui in Germania è un problema che cominciamo a porci fra gli addetti dell’industria cinematografica, e in molti ci chiediamo: dobbiamo davvero andare lontano per girare qualcosa che può essere ambientato anche più vicino? Dobbiamo davvero fare riunioni con colleghi che lavorano in altre città o in altri paesi? Del resto, l’argomento che viaggiando in aereo si risparmia tempo è molto discutibile: spesso confondiamo la durata del volo con la durata complessiva di un viaggio che comprende anche raggiungere l’aeroporto, aspettare per l’imbarco, ritirare i bagagli, arrivare in un ufficio in centro per una riunione. Più che di reale convenienza spesso si tratta quindi di una questione di status symbol: lavoro nel cinema, sono una persona importante quindi prendo l’aereo. Ecco, anche questo è un ostacolo, di tipo culturale, che va superato. Il secondo punto è senz’altro la riduzione del consumo di carne nel catering sul set, visto che gli allevamenti intensivi di bestiame sono fortemente inquinanti per il pianeta: perché non provare a proporre un menu solamente vegetariano? Se i cuochi sono bravi un pasto senza carne può essere buonissimo con pizza, pasta, verdure. Un’altra opzione è servirsi di ristoranti locali, con cibo a km zero: contrattando con i ristoratori si possono ottenere prezzi anche molto convenienti.  Lo stesso vale per le bottiglie di plastica usa e getta, che sui set si usano in quantità industriali: meglio provvedersi di un serbatoio e fornire alla troupe bottiglie che possono riempire via via, senza dover avere poi tonnellate di plastica da smaltire, così come scegliere piatti e posate fatti in materiale compostabile.

cinema-sostenibile-Katrin Richthofer

QC’è chi potrebbe storcere il naso di fronte all’imposizione di regole così stringenti…

AInfatti è fondamentale sensibilizzare l’intera troupe sull’intento di girare un film in maniera ecologicamente consapevole, renderla totalmente partecipe del processo, perché non appaia una decisione calata dall’alto magari per far risparmiare il produttore, ma una scelta a cui tutti possono aderire con convinzione. Solo così si sentiranno parte di qualcosa di significativo. E che si tratti di scelte praticabili anche su larga scala ce lo mostra il caso di The Amazing Spider-Man 2: alla fine delle riprese del blockbuster Sony sono state riciclate più di 750 tonnellate di materiali vari e oltre 49 tonnellate di scenografie sono state vendute o donate.

QUn altro tema delicato è quello dell’illuminazione: le luci sul set consumano moltissima energia. Si può ridurre questo impatto?

ACerto, è possibile. Innanzitutto ponendoci sempre la stessa domanda: abbiamo davvero bisogno di creare un “sole artificiale” sul set? Oppure possiamo aspettare condizioni meteorologiche adatte? Dobbiamo per forza girare in interni o possiamo sfruttare la luce naturale, soprattutto ora che esistono videocamere che in grado di filmare in condizioni di luce scarsa? Certo, occorre essere più capaci e flessibili, ma consideriamo che oggi siamo facilitati dalle luci LED, che consumano infinitamente meno di quelle tradizionali. È vero che spesso non è facile reperire i LED in grande quantità, perché i fornitori hanno gli scaffali pieni di HMI e quindi approvvigionarsi di LED può essere più complicato e alla fine meno economico, il che è un problema soprattutto per i film a piccolo e medio budget. Stesso discorso per i generatori: si trovano usualmente quelli da 100 kW: se usi i LED generatori da 20 kW vanno benissimo, ma appunto non è facile trovarli e alla fine costa di più. Tuttavia, per quanto possibile, è bene che i professionisti comincino a chiedere ai fornitori queste attrezzature affinché possano diffondersi.

QMi sembra di capire che il minimo comun denominatore di questi accorgimenti è la pianificazione e dunque il tempo, risorsa che però scarseggia nel cinema.

AÈ vero, bisogna pensare attentamente a tutti i processi e avere il tempo per farlo. Ma soprattutto occorre essere inventivi: ad esempio, iniziare a pensare che quando si smonta un set tutto può essere riutilizzato, materiali come il legno in particolare possono servire anche per tanti altri progetti e quindi organizzarsi affinché chi ne ha bisogno sia lì il giorno concordato per portarselo via. Pensiamo inoltre alla cancelleria: non sono necessarie scatole di cartone con tanti singoli oggetti impacchettati uno a uno. In Germania esistono compagnie che vendono materiali da ufficio riciclabile e che si occupano anche di ritirare le cartucce dei toner e rigenerarle. C’è infine un esempio fantastico di pensiero innovativo che riguarda le aziende che si occupano di riprese virtuali, CGI, postproduzione. Ora, queste aziende lavorano con computer potentissimi che consumano grandi quantità di energia. Nel centro di Parigi hanno pensato di usare il calore prodotto dai server di uno studio di animazione per scaldare l’acqua di una piscina comunale! Perché allora non seguire questa strada e impiegare il calore prodotto in questo tipo di aziende, che saranno sempre più grandi e numerose, per riscaldare ad esempio interi edifici? È un tipo di ragionamento in network che l’industria dell’audiovisivo può mettere in pratica, e anzi in qualche misura già lo sta facendo.

QQuali sono i Pesi più attenti al green shooting?

ALa Francia è molto avanti, in Germania stiamo cominciando e anche l’America è profondamente coinvolta: a Hollywood si parla da tempo di cinema sostenibile, si può dire che è da lì che è cominciato tutto. L’Italia è ancora indietro, ma va ricordato l’esempio virtuoso della Fondazione Sardegna Film Commission che già da qualche anno ha stilato una puntuale Guida alla realizzazione di una produzione audiovisiva sostenibile che premia le produzioni green sulla base di cinque criteri: risparmio ed efficientamento energetico; alloggi e mobilità sostenibile; scelta dei materiali; cibo; gestione dei rifiuti.

QAccennavi al fatto che quando si parla di cinema sostenibile c’è anche un tema culturale e non solo economico.

ASì ed è un punto importantissimo. Il cinema ha sempre creato dei modelli capaci di entrare in contatto profondo con gli spettatori: i grandi eroi dell’immaginario collettivo, ma anche tanti personaggi dalle vite più comuni che ispirano l’audience di tutto il mondo. Dunque, perché non mostrare personaggi che hanno comportamenti eco-compatibili? Farli vedere ad esempio passeggiare non con la tazza di plastica di Starbucks ma con la loro mug personale? Magari James Bond sarebbe ridicolo a viaggiare sempre su una e-bike, ma in una scena potrebbe anche farlo. Si tratta sempre di cosa è cool: un tempo tutti gli eroi del grande schermo fumavano, adesso non è più di moda e dunque non fumano, perciò perché non sfruttare anche questa capacità del cinema per ispirare comportamenti più ecologici?