Mauro Russo e Gianluca Di Gennaro: Cobra non è come lo immaginate

Cobra non è

Cobra non è è il debutto alla regia cinematografica di Mauro Russo e ha fatto la sua prima apparizione pochi giorni fa su Amazon Prime, distribuito da 102 Distribution (qui il trailer). Il racconto delle avventure del rapper Cobra e del suo manager Sonny, reduci da un successo nel campo della musica ormai svanito, si intreccia alle rocambolesche vicende di una banda di criminali guidata da personaggi eccentrici, in un susseguirsi di equivoci che prendono vita nel corso di una sola nottata. La narrazione scorre attraverso una serie di affollamenti tematici, allontanando ogni possibilità di classificazione di genere e ogni ricerca di associazioni forzate: «Mi sono fatto trasportare dalla sceneggiatura che avevo in mente, il risultato finale è il frutto della mia formazione, mi è venuto automatico girarlo così perché è ciò che mi piace e perché non saprei farlo in altro modo. È venuto da sé. Io amo i film di genere come l’exploitation movie. È avvenuto tutto in modo automatico», spiega Mauro Russo, regista del film.

Q Cobra non è è sicuramente un prodotto nuovo per il panorama italiano per tutti gli elementi che confluiscono in un ritmo incalzante e contribuiscono a rendere difficile definire il film. Come ti piacerebbe venisse accolto?

A A me non piace essere classificato, preferisco l’idea che il pubblico capisca che è un film di puro intrattenimento: tutto ciò che appare sopra le righe e surreale è voluto. Sono molto contento che non venga catalogato in un genere ben preciso, anche perché venendo da una formazione di film di genere, dove un poliziesco diventa all’improvviso un horror e poi un sex movie, amo questo miscuglio.

Q Si nota un forte citazionismo all’interno del tuo film.

A Sì, ci sono molte citazioni, ma la maggior parte sono nascoste. In molti trovano richiami che non esistono, come per esempio quelle a Tarantino che di suo è già citazionistico, sarebbe una citazione della citazione! Diciamo che ci sono molti rimandi ma bisogna coglierli, parliamo di un lavoro da veri cinefili. Te ne svelo una: il camper visto da fuori è lo stesso, scritte comprese, di quello di Killer Klowns from Outer Space, un film degli anni ’80 dove dei pagliacci alieni venivano a uccidere sulla terra con il loro circo. Le altre sono nascoste e questo aspetto mi diverte molto.

Q In Cobra non è c’è una forte presenza del mondo della musica, in che modo hai coinvolto star come Clementino, Max Pezzali, Elisa?

A Nel film la musica fa da contorno a tutta la vicenda e mi piaceva l’idea di coinvolgere artisti con cui ho lavorato negli anni come regista di videoclip. Clementino è per me ormai un fratello, abbiamo girato tanti video insieme. Era indeciso, ma l’ho convinto a interpretare un poliziotto che dice di non amare il rap. Ci siamo divertiti. Lo stesso per Max Pezzali, avevo bisogno di un motociclista rocker, ma in lui è impossibile trovare cattiveria, ho tentato con una cicatrice di renderlo più cattivo. Con Elisa abbiamo collaborato in passato e ho sempre apprezzato le sue interpretazioni nei video, vedevo in lei il potenziale da attrice, l’ho convinta e si è trasformata in Helena Bonham Carter.

Q Come hai vissuto l’uscita della tua opera prima su Amazon Prime?

A È stato molto strano, non ho vissuto l’emozione della prima del film, di vederlo in sala o nei festival. Però in questo caso sono contento perché in questo modo può arrivare a più persone, magari costrette a casa e decise a prendersi un’ora di spensieratezza. Per me lo streaming è il futuro del cinema, in Italia si sta perdendo il culto della sala cinematografica. Queste piattaforme digitali aiutano il cinema a crescere, c’è molta richiesta e questo è solo un bene.

Q La domanda di rito di questo periodo: secondo te cosa succederà al cinema dopo questa emergenza? Quali sono i tuoi progetti futuri?

A Spero di ricominciare presto e che sia tutto come prima. Di mio amo stare a casa, non mi manca troppo uscire, però avevo già pronta qualche sceneggiatura e spero di poter tornare a lavorarci presto. Di solito si inizia con i cortometraggi e poi i film, io ho fatto il contrario: dopo questo film ho un corto già pronto da lanciare. Si chiama Naik (come la marca di scarpe, ma scritto come lo si pronuncia), ho avuto l’idea guardando le scarpe di Rovazzi che si allacciavano da sole con un’applicazione. È un horror ed è in inglese, dobbiamo solo capire come e quando farlo uscire.

La forza del film è indubbiamente da riconoscere nell’eccentricità dei molti personaggi che si alternano sullo schermo, tra i quali spicca Cobra, interpretato dall’attore Gianluca Di Gennaro, «l’unico pseudo normale, a differenza degli altri che sono molto amplificati, fortemente caratterizzati e volutamente teatrali, al limite del reale, mentre Cobra resta quello più vero», ci ha raccontato l’attore.

Q Un ruolo che di certo si differenzia per ambientazione e genere da quelli interpretati in passato. Come lo hai affrontato? 

A Il film è difficilmente collocabile e penso sia giusto non farlo. Entrare nei panni di Cobra non è stato eccessivamente complesso, la sceneggiatura non mi chiedeva di lavorare sull’introspezione del personaggio. Bisognava far emergere la rassegnazione di Cobra che subisce le varie vicende, essendo sulla via del proprio tramonto artistico. Il suo ruolo è quello di traghettatore, nell’introdurre i vari personaggi che scatenano il caos, continuando a subire le situazioni. Durante le riprese Mauro ha pensato di inserire dei tratti in voice over con la tecnica della street poetry, trasformando i monologhi in pensieri ritmati. Mi sono divertito molto, sono stato seguito dal coach Santiago che ha curato anche la colonna sonora. Conosco questo ambiente da dodici anni, so quanto sia faticoso. Conosco il continuo sali e scendi e so quanto i momenti di gloria e di stallo facciano parte della carriera di un artista in generale, che sia un rapper o un attore. Anche il rap è qualcosa che apprezzo e conosco bene, da campano e da padre di un bambino di otto anni che ascolta solo questo genere!

Q Parlando invece della tua carriera di attore, cosa ti aspetti per il futuro e cosa ti piacerebbe interpretare?

A Cobra non è è un esperimento, mi ha dato la possibilità di cambiare e soprattutto mettermi alla prova. Trovo molto stimolante, per il cinema in generale, provare cose nuove: anche sbagliando si ha l’opportunità di stupire e divertire. Ciò che mi auguro è proprio questo, cambiare il più possibile senza rimanere intrappolato in un ruolo o un genere. Nel futuro prossimo uscirà Tigers, che ho girato un anno fa per la regia di Ronnie Sandahl, già sceneggiatore di Borg McEnroe, un regista svedese giovanissimo che ha avviato una trilogia sullo sport. Il film racconta il mondo del calcio evitando ogni luogo comune.