Daphne Scoccia. Fight Girl

Daphne

Quattro anni fa ha interpretato la protagonista fuori dagli schemi di Fiore di Claudio Giovannesi, convincendo pubblico e critica e guadagnandosi una nomination ai David di Donatello alla sua prima apparizione sullo schermo. Oggi Daphne Scoccia gira un film dopo l’altro, ma non ha accantonato l’indole ribelle che l’ha sempre contraddistinta. All’inizio, però, questo successo non se lo sarebbe mai aspettato: «Per me era impensabile anche solo l’idea di poter recitare. Nella mia vita sono sempre stata una ragazza abbastanza timida: anche se conoscevo molte persone, facevo fatica a esprimermi e il più delle volte mi bloccavo. Tuttavia, quando ho deciso di venire a Roma, ho voluto più di ogni altra cosa rivoluzionare la mia vita e credo di avercela fatta… Anche se in un modo totalmente inaspettato!»

Q Ci racconti come hai iniziato?

A Mi hanno lanciata in questo mondo come una fionda! Sono stata scoperta da Claudio Giovannesi, il regista di Fiore, mentre facevo la cameriera in un’osteria. Una volta avrei detto che è stato un caso, ma ormai non credo più alle coincidenze. Comunque, Claudio mi ha raccontato che erano diversi mesi che stava cercando una ragazza che interpretasse il ruolo della protagonista nel suo film, ma nessuna le sembrava adatta. Parlando con lui, ho scoperto di avere diversi punti di contatto con il personaggio e, senza rendermene conto, ho iniziato quest’avventura.

Q Come è stato affrontare il set per la prima volta?

A Ero contentissima e, devo ammetterlo, i primi giorni non ho avuto nemmeno tanta paura… Mi aspettavo di peggio! Le primissime scene che ho girato erano corali, quindi mi sentivo protetta dal gruppo. Le vere difficoltà sono iniziate il quinto giorno, quando mi sono resa conto di quello che stavo facendo. Dovevo interpretare una telefonata e, ovviamente, dall’altra parte della linea non c’era nessuno. Mi sono guardata intorno e ho visto che tutti gli occhi erano puntati solo su di me. In quell’istante ho pensato davvero di non farcela, però, con l’aiuto del regista, la paura è passata.

Q Hai iniziato un po’ per caso, ma poi hai continuato per scelta.

A Grazie a Fiore ho capito di voler diventare attrice. La recitazione è diventata una passione, che a sua volta si è trasformata in un obiettivo. Quello che mi interessa non è però apparire sullo schermo, ma lasciare qualcosa nel pubblico, fare in modo che gli spettatori si pongano delle domande e si chiedano il significato di ciò che stanno vedendo. Nel mio piccolo, vorrei fare una piccola rivoluzione, aiutando chi guarda i miei film ad aprire gli occhi su ciò che stiamo raccontando.

Q Cos’è accaduto dopo Fiore?

A Fiore mi ha portato molta fortuna. Ho cominciato come protagonista assoluta, poi il Festival di Cannes, una candidatura ai David di Donatello subito dopo, Ciak d’oro come rivelazione dell’anno, Nastri d’argento… Mi sono ritrovata in una giostra! Per fortuna ho sempre avuto accanto persone splendide, a partire da Claudio Giovannesi, che è diventato una sorta di fratello maggiore per me.

Q Dopo Giovannesi hai lavorato con un altro giovane regista italiano: Fulvio Risuleo.

A Il colpo del cane è stata un’altra esperienza indimenticabile. Fulvio è un regista onirico, che possiede una grandissima umanità, anche nel suo rapporto con gli attori. Per me è sempre interessante poter lavorare con menti giovani che hanno qualcosa di diverso da dire e che soprattutto non hanno paura di azzardare.

Q Com’è cambiata la tua vita con il successo?

A Credo di aver restituito un po’ di dignità a me stessa. Ho sempre lavorato, ma prima di entrare nel mondo del cinema non riuscivo a costruirmi una vera carriera, mentre ora un passo alla volta ci sto provando. A livello personale poi mi sento diversa, riesco a esprimermi molto meglio e ho perso quel pudore che in passato mi bloccava. Però non ti nego che, quando qualcuno mi riconosce, mi sento ancora un po’ in imbarazzo… Non riesco ancora ad abituarmici!

Q Hai un ricordo a cui sei particolarmente legata?

A Sicuramente il Festival di Cannes, quando è stato presentato Fiore. Gli applausi mi rimarranno sempre nel cuore, così come il momento in cui tutta quella gente si è alzata in piedi solo per noi. Ogni tanto mi capita di rivedere il video di quel momento e mi commuovo ogni volta.

Q Cosa consiglieresti a un giovane attore che vuole fare cinema?

A Non saprei dirti cosa realmente serva per avere successo e non so nemmeno se esista veramente un fattore X. Faccio ancora fatica a credere di averlo io! Comunque, sono dell’idea che sia importante imparare da coloro con cui si lavora, lasciando però emergere quel pizzico di unicità che ci contraddistingue. Ho avuto la fortuna di lavorare con dei grandissimi professionisti come Claudia Cardinale, ad esempio, e ho imparato moltissimo da tutti loro.

Q Nel tuo futuro cosa si prospetta?

A È uscito da non molto Lontano lontano, dove ho avuto l’onore di interpretare la figlia di Ennio Fantastichini nel suo ultimo film. A Berlino, invece, ho presentato Palazzo di giustizia, opera prima di Chiara Bellosi, nella quale interpreto la mamma di una bambina di sette anni. Un ruolo molto diverso dai precedenti! Poi sarò nel film Nel bagno delle donne, un’altra opera prima, diretta da Marco Castaldi e interpretata da Luca Vecchi, e in La danza nera di Mauro John Capece, con Franco Nero. In televisione, invece, uscirà prossimamente la seconda stagione di Nero a metà, sempre con Claudio Amendola.

Q Sogni di interpretare un personaggio in particolare?

A Una donna cazzuta. Non che fino a ora non l’abbia fatto, ma mi piacerebbe essere la protagonista di un film action pieno di combattimenti!